Stauroteca

 

Autore /Ambito ignoto argentiere di influenza veneziana
Datazione XIII secolo; rifacimenti XVI secolo
Materia/Tecnica metallo, rame e argento con dorature e parti a fusione, cesellato, filigranato, sbalzato, inciso con inseriti castoni con vetri colorati
Misure stauroteca 45,5×22 cm; piede 17 x14 cm
Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore
Descrizione Secondo il modello della croce patriarcale di Gerusalemme, la stauroteca si presenta a doppia traversa, decorata, nella parte anteriore, da un ricco apparato fitomorfo eseguito con la tecnica della filigrana a intreccio; entro castoni metallici sono applicati vetri colorati di varia sagomatura e dimensione. La lamina di spessore che gira tutt’intorno alla croce è lavorata a sbalzo e disegna un motivo continuo di ramoscello di foglie. La parte posteriore, priva di ornati, reca la ceralacca dello stemma vescovile per l’autentica della reliquia. Fra il XV e il XVI secolo la stauroteca è stata adattata a croce processionale, apportando molte variazioni alla struttura originale; sono infatti stati inseriti diversi nuovi elementi. Tra questi la scena della Crocifissione alla sommità della croce; il Crocifisso, mancante, è posto, secondo l’iconografia bizantina, tra la Vergine e san Giovanni Evangelista e poggia su di un antro in cui è inserito un teschio, a ricordo della sepoltura di Adamo, nella cui bocca fu posto il seme che produsse l’albero da cui fu ricavata la Croce, secondo il racconto della Legenda aurea di Jacopo da Varagine. Ad una fase successiva appartengono anche: le volute a cartoccio poste intorno ai bracci della croce che risultano riposizionate malamente in una fase successiva di smontaggio e rimontaggio; un cartiglio a forma di stemma (forse quello del donatore o solo una semplice decorazione); ed infine la mazza processionale lavorata ad incisione. Scrive G. Boraccesi in “Oreficeria sacra in Puglia tra Medioevo e Rinascimento”: “La parte originaria della stauroteca potrebbe risalire alla seconda metà del XIII secolo, ma rimane più difficile accertare il luogo di produzione: forse proveniente da una bottega veneziana, imbibita di suggestioni bizantine, stando al lavoro di filigrana (opus venetum ad filum) che appunto caratterizza la produzione artigianale di quella città”. Data la presenza accertata in Barletta nel 1277 di “Raffaeli de Venetiis, aurifabro in Barolo commoranti” si può ipotizzare che la realizzazione del manufatto sia dovuta ad una bottega locale, sotto la diretta influenza di maestranze orafe di origine veneziana. Lo storico barlettano S. Santeramo riporta la notizia, in base ad un inventario del 1727, della provenienza della stauroteca dalla chiesa arcivescovile di Nazareth, alla quale sarebbe stata donata dalla “Serenissima Regina Giovanna di Gerusalemme” che lo stesso Santeramo individua essere Giovanna II d’Angiò (1414-1435). S. Di Sciascio in “Reliquie e reliquiari in Puglia fra IX e XV secolo” propone che l’emblema raffigurato nello stemma alla base della croce – tre foglie di vite o di fico volte all’insù – sia quello dell’arcivescovo di Nazareth Bernardino de Figueroa (1553-1571); contro questa interpretazione va tenuto presente che lo stemma dell’arcivescovo de Figueroa è composto da cinque foglie di vite e che il cartiglio posto in basso, sul braccio verticale della croce, è privo di qualsiasi elemento araldico.                                                    Luigi Nunzio Dibenedetto
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