Pianeta della Beata Vergine Maria

 

Autore /Ambito manifattura locale
Datazione prima metà XIX secolo
Materia/Tecnica raso di seta bianca, ricamato con fili d’oro e sete policrome ad agopittura
Misure 78×98 cm
Provenienza cattedrale di santa Maria Maggiore
Descrizione La pianeta fa parte di un parato completo (corredato da due tonacelle, piviale, pianeta stole e velo del calice) in candido raso in seta, che presenta una ricca decorazione di foglie, fiori e sinuose volute vegetali. La simmetria della composizione nulla toglie alla vivacità dell’insieme, in cui la varietà di elementi presi dalla natura è abbinata a decori in oro, creando immagini di grande impatto sul riguardante. La varietà di sfumature policrome – con notevoli effetti pittorici ottenuti con la tecnica dell’agopittura, un ricamo in filo di seta – si intreccia e si alterna ai decori in sontuoso e spesso ricamo in oro e realizza un effetto stupendo di una particolare luminosità. Foglie, rose, tulipani, decori vegetali e boccioli si intersecano con motivi geometrici, a costituire una ricchissima decorazione profilata ai bordi e quadripartita, nelle tonacelle, sul fronte e sul retro, da spesse trecce e galloni in oro. Sulla pianeta, come sulle tonacelle, in basso, sul recto, è ricamato uno stemma; lo scudo è contornato da una ricca decorazione a volute floreali su fondo puntinato, ricamata in oro, ed è sormontato da una corona gigliata, anch’essa ricamata in oro, con inserzione, lungo la base, di ovuli in seta rossa e azzurra alternata, a imitare castoni di pietre preziose. All’interno dello scudo, sempre ricamate in oro, in capo la lettera M di Maria, mentre, in punta, le lettere V a sinistra e C a destra e al centro due C ed una S intrecciate, probabile riferimento al donatore (singolo o associazione) che non si è potuto identificare. L’ampio piviale è ricamato con una composizione scenografica d’effetto; al centro, congiunto ad esso da un gallone dorato, il cappuccio, decorato da consistenti rosette e riccamente frangiato d’oro; quest’ultimo spicca, rispetto all’intero paramento, per il motivo ornamentale, che ricalca e richiama l’insieme, ma si fregia, in posizione centrale, di una fantasia decorativa geometrica da cui idealmente sembra aver origine tutta la composizione.      Luigi Nunzio Dibenedetto
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