Cristo in Pieta’

 

Autore /Ambito anonimo meridionale
Datazione seconda metà XVI secolo
Materia/Tecnica tempera su tavola
Misure 119×62 cm
Provenienza chiesa di san Pietro
Descrizione La particolarità di questa icona del Cristo morto è data dalla presenza, intorno alla figura di Nostro Signore, raffigurato in piedi fuori di un sarcofago, di numerosi oggetti che richiamano il racconto della Passione. In alto a sinistra Cristo prega il Padre di allontanare da lui il calice del martirio; sempre in alto il bacio di Giuda, il canto del gallo e il taglio dell’orecchio a Malco. Più in basso a sinistra sono poste le mani che lanciano i dadi e la tunica che i soldati dividono tra loro secondo il racconto dei Vangeli. Sulla destra sono raffigurate due scene: quella di Cristo bendato cui i soldati chiedono di indovinare chi Gli sputa contro e quella di Pilato che si lava le mani. Sotto la traversa della Croce si distinguono: la colonna e i flagelli, la spugna di aceto e la lancia, la scala e i chiodi. Le mani di Gesù sono stese verso il basso, aperte, mentre il sangue che sgorga dalle stimmate confluisce su un’ostia e in un calice. Colpisce la serenità sul volto di un Gesù il cui corpo è dipinto mettendo in evidenza le ossa e i nervi. Dopo aver richiamato alla mente del riguardante l’intera vicenda della Passione, con la sottolineatura degli eventi più salienti, il messaggio conclusivo rimanda al sacrificio della messa e al grande mistero dell’Eucarestia.

Il Cristo stante, uscente dal sepolcro, è un’iconografia di chiaro stampo bizantino, anche se il tema della “pietà”, estraneo alla tradizione culturale bizantina, così come alla sua iconografia, entra a far parte del patrimonio degli artisti postbizantini nel XVI secolo. Si rivela molto caro in particolare ai pittori cretesi, ed è spesso da questi trattato con chiari riferimenti all’arte gotica italiana. Il motivo è tutto teologico, legato alla profonda meditazione dell’Oriente sulla natura divina di Gesù Cristo, Re dell’universo anche nel momento della massima umiliazione della morte: infatti Egli è già vincitore della stessa, anzi è attraverso la morte che è divenuto il Salvatore del mondo. La potente influenza dell’arte italiana, che predilige la riflessione e la raffigurazione del Cristo umiliato e sofferente, fa penetrare il tema fra gli artisti greci, anche e soprattutto in ottemperanza ad esigenze legate alla committenza occidentale. Ma il forte radicamento degli iconografi nella riflessione teologica orientale fa sì che verso la fine dello stesso secolo si crei la raffigurazione del Cristo in pietà; rispetto al tema della pietà, quello del Cristo in pietà raffigurato solo, stante, mentre fuoriesce per tre quarti dal sepolcro, deriva direttamente dalla tradizione iconografica bizantina, in quanto la posizione ieratica e solenne del Cristo, ritto sul sepolcro, riafferma la sua regalità: pur nel rigore della morte, con gli occhi chiusi, l’impostazione iconografica della figura richiama chiaramente quella assunta nell’evento della Risurrezione. Per la tradizione bizantina è una variante della raffigurazione del Nymphios, lo Sposo della Chiesa che va incontro al martirio. Nella tavola in questione il Cristo si presenta in forme rigide rese attraverso una sottolineatura delle linee con cui è tracciato il disegno. Con un linguaggio popolare sono descritte le simbologie dei vari momenti del racconto della Passione che attorniano la figura principale del Cristo. A causa della similarità dei tratti del volto possiamo ritenere che l’autore di questa tavola abbia tenuto presente come modello il Cristo alla Colonna della chiesa di Sant’Agostino; i critici sono concordi nel riferire tale opera al maestro di Santa Barbara e la datano fra il quarto e il quinto decennio del XV secolo: la figura del Cristo è disegnata con una sottolineatura della linea che rende i contorni come incisi. Questo accentuato grafismo è reso nel perizoma dalle linee rigide non aliene, però, dall’indulgere ad una voluta sinuosità. La stessa rigidità di linea presenta la tavola con il Cristo in Pietà proveniente dalla Chiesa di San Pietro, insieme con la similarità dei tratti del volto di Nostro Signore. Fatto non unico in quanto dal Cristo alla Colonna di Sant’Agostino dipendono i dipinti trattanti lo stesso soggetto conservati l’uno nella Cattedrale di Barletta (che un recente restauro ha dimostrato essere datato al 1513 o 1523) e l’altro nella Chiesa di San Giacomo, sempre in Barletta, recante la data del 1596.                 Luigi Nunzio Dibenedetto

 

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