Cristo deposto

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Autore /Ambito bottega napoletana
Datazione XVI-XVII secolo
Materia/Tecnica legno intagliato e dipinto
Misure 135x42x20cm
Provenienza chiesa di sant’Antonio
Descrizione La statua lignea del Cristo deposto proviene dalla chiesa di sant’Antonio a Barletta ed è stata oggetto di un recente e complesso restauro. Le notizie ricavate dalle indagini della restauratrice (A. Riefolo, 2008) ci danno un quadro piuttosto completo, seppur non definitivo, della storia di questa statua: esse ci confermano, infatti, la presenza della scultura nella chiesa di sant’Antonio e precisamente presso la cappella dell’Addolorata sicuramente dal 1906 al 1959, anno della chiusura al culto della chiesa francescana, mentre rimane incerta la sua originaria collocazione lasciando aperte le ipotesi sia di una collocazione presso un altro altare sia addirittura in un’altra chiesa. Successivamente la statua fu recuperata da un rigattiere e il suo stato di conservazione si è rivelato subito fortemente compromesso. Opera di sicura valenza devozionale ma di gran pregio artistico, la scultura si presenta con la testa inclinata verso destra, il braccio destro disteso, il sinistro piegato e dolcemente appoggiato sul ventre, le gambe distese, il torace leggermente sollevato rispetto all’addome e al bacino. La resa realistica della figura, come la muscolatura delle gambe, del volto con gli occhi chiusi e la bocca semiaperta quasi a cogliere il momento supremo della morte, la cura dei capelli e della barba, e l’interessante perizoma realizzato con un complesso e armonico incrocio di pieghe, sono elementi che denotano una certa disinvoltura dell’anonimo artista nell’intaglio della materia. Dai recenti studi svolti in sede di restauro – non ancora ultimato – si potrebbe collocare l’opera nel contesto della scultura lignea di ambito napoletano tra il XVI e il XVII secolo. La statua è stata infatti confrontata con una Deposizione della chiesa di santa Maria delle Grazie a Caponapoli e un paliotto d’altare dell’Epifania in san Giovanni a Carbonara. Il manufatto presenta anche originali tracce di pittura che sono riemerse dopo che il restauro ha eliminato le pesanti ridipinture eseguite nel corso dei secoli. Tali ridipinture trassero in inganno anche lo storico locale Francesco Saverio Vista che nel 1907 descrive l’opera come un “Cristo morto, in pietra, coverto da vetro”, cioè come una statua in pietra e non in legno, fuorviato dunque dal rivestimento in cartapesta e stucco dei capelli e della barba e dallo strato pittorico fortemente alterato.
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