Cattedrale

Ricca di fascino e suggestione, la Cattedrale di Santa Maria Maggiore vanta preesistenze antichissime e una storia millenaria; infatti dagli scavi degli anni ‘90 del secolo scorso sono emerse tombe a grotticella, una fornace e una canaletta di scolo del periodo daunio, resti di una basilica paleocristiana (VI sec.) con un eccezionale pavimento musivo; ancora, sopraelevata di 50-60 cm i resti di una chiesa altomedievale (X-XI sec.). La Cattedrale, così come è possibile ammirarla oggi, rappresenta un elegante innesto di volumi riferibili sostanzialmente a due differenti epoche artistiche: romanica e gotica. Il primo stile identifica la parte della chiesa, riferibile alla seconda metà del XII sec. e si distingue per la facciata ricca di straordinari ornamenti scultorei tipici del romanico pugliese; le lesene e i tre ingressi (quelli laterali sono originari, quello centrale è stato rifatto in epoca rinascimentale) preannunciano la scansione interna con impianto longitudinale a tre navate divise da colonne di reimpiego con capitelli finemente lavorati,  un finto matroneo che contribuisce a slanciare l’edificio e la copertura a capriate lignee. Appartengono ad una seconda fase di ampliamento della fabbrica avvenuta nel corso del XIII secolo la quinta e la sesta campata dove le colonne cedono il passo ai pilastri e le capriate lignee sono sostituite da volte a crociera.  A questa fase di passaggio appartengono anche il campanile posto sul lato sinistro, il finestrone in facciata, il ciborio e il pulpito che richiamano nelle raffinate decorazioni la tradizione della Terrasanta, testimonianza tangibile del secolare scambio culturale tra la Puglia e l’Oriente. Il coro a cinque cappelle radiali di chiara ispirazione gotica costituisce il completamento della fabbrica iniziato nel XIV secolo in piena dominazione angioina e protrattosi per almeno due secoli: l’unione fra l’edificio più antico e l’ampliamento gotico avverrà infatti, tra il XVI e il XVII secolo. Del XV secolo sono le cappelle e la sacrestia che si sviluppano lungo la navata laterale destra, poi decorate e modificate nei secoli successivi. Le cappelle sono dedicate rispettivamente al Transito di S. Giuseppe e al Santissimo, la prima è stata decorata con splendidi marmi durante il XVIII sec. dai Cimafonte, la seconda è stata interamente affrescata dall’artista barlettano Raffaele Girondi (1873-1911). Da segnalare, inoltre, alcune tele di pregevole valore quali: sull’altare centrale del deambulatorio una tavola bifronte con la Vergine ed il Bambino da un lato e il Redentore dall’altro, che  porta la firma di Paolo Serafini, modenese (seconda metà del sec. XIV); sulla controfacciata la tela con l’Assunzione della Madonna firmata Giuseppe Caiapano a. d. 1771; sul muro della navata destra una tela di Francesco De Mura (1696-1782) raffigurante l’Addolorata e sull’altare della famiglia Caggiano-Esperti la Presentazione di Maria al tempio di Nicola Menzele, datata 1775; sul muro della navata sinistra una pregevole tavola degli inizi del 1500 raffigurante Cristo alla colonna (immagine venerata nel nostro territorio come SS. Salvatore) e, più avanti, un Cristo fra S. Pietro e S. Lorenzo di Andrea Bordoni del 1596.

La consapevolezza di possedere uno dei fiori all’occhiello dell’architettura pugliese e il ricco patrimonio di tesori custoditi all’interno hanno indotto alla creazione di un museo del tesoro della cattedrale da non intendere come luogo a sé stante ma capace di comunicare con la struttura stessa perché sia le suppellettili sacre che la struttura chiesastica possano, insieme, raccontare la storia della nostra terra, dei nostri luoghi e padri.

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