Arredo scultoreo della basilica paleocristiana: A. lastra di recinzione; B. pilastrino; C. colonnetta

Autore /Ambito arte giustinianea; produzione costantinopolitana e/o Adriatico orientale
Datazione metà VI secolo
Materia/Tecnica A. marmo bianco scolpito; B. pietra calcarea scolpita; C. marmo scolpito
Misure A. 44,2 x 13,5 x h. 40,5 cm; B. 34,5 x 26 x h. 48 cm; C. h. 53,2 cm (il visibile)
Provenienza scavi della Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Descrizione Di quello che doveva essere l’arredo scultoreo della basilica paleocristiana di Barletta si sono conservati tre frammenti. Il primo frammento A. risulta fare parte di una lastra di recinzione ed è stato ritrovato riutilizzato come elemento costruttivo di una delle camere mortuarie di epoca moderna. Si tratta della parte terminale destra di una lastra con un pannello centrale inquadrato da una doppia cornice ad elle, con una probabile decorazione dello squadro centrale, conclusa da una semicolonnina che ha alla base due semplici modanature. Nella parte posteriore si notano i segni degli scalini, elemento che ha fatto supporre un’appartenenza ad un ambone a due scale contrapposte. Il secondo frammento B. appartiene alla parte terminale di un pilastrino ed era reimpiegato in una parete di una tomba medievale a camera. Due facce, contrapposte, risultano decorate da una doppia cornice che inquadra una fascia convessa; stessa decorazione si ritrova su elementi simili provenienti dalla basilica paleocristiana di Canne, attualmente nel locale museo. Delle altre due facce, una presenta una scanalatura (che probabilmente serviva all’inserimento di un pluteo e di una transenna), l’altra è suddivisa in due parti di cui una aggettante sull’altra su cui sono visibili due fori di forma quadrata, che molto probabilmente sono i segni dell’alloggiamento di una cancellata. Nella parte superiore si nota la traccia di un elemento circolare che si impostava sul pilastrino (forse una colonnina o un pomo di terminazione). Queste caratteristiche lo individuano quale facente la doppia funzione di pilastrino e di stipite; si può ipotizzare che appartenesse allo stesso ambone del frammento di lastra. Il terzo frammento C. è attualmente visibile ancora inserito in loco in un plinto della chiesa preromanica. Si tratta di una colonnetta (o semicolonnetta), conclusa da un semplice capitello a squadro, preceduto da due fascette rilevate, di diversa misura. La sua funzione poteva essere quella di reggere la piattaforma dell’ambone individuato oppure avrebbe potuto essere parte di un altro elemento scultoreo (mensa d’altare, ciborio, pergola) di cui è andata perduta ogni altra testimonianza. Questi elementi dell’arredo scultoreo riguardante la basilica paleocristiana di Barletta, risultano piuttosto rari negli edifici ecclesiastici coevi dell’area geografica territoriale (a parte la similitudine con Canne); sono invece diffusissimi, in ambito post-giustinianeo, sia nell’area dei Balcani, della Grecia e dell’Asia Minore che in Nord Africa, oltre che in Roma e in Ravenna. In particolare l’ambone a due scale contrapposte è ampiamente testimoniato nelle chiese costantinopolitane, soprattutto nel VI secolo. In genere tali manufatti venivano prodotti nella capitale e poi esportati, ma non mancano testimonianze di esecuzioni locali, in particolare lungo le cave dell’Adriatico orientale, soprattutto se gli stessi manufatti sono realizzati in pietra e non in marmo. Conclusioni definitive non se ne possono trarre riguardo al corredo scultoreo della basilica paleocristiana di Barletta, ma di certo doveva trattarsi di una decorazione di rilievo, di chiara influenza costantinopolitana, con eventuali pezzi di importazione, se non direttamente dalla capitale dell’impero bizantino, dai centri più notevoli di produzione lungo l’Adriatico orientale.                                   Luigi Nunzio Dibenedetto
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